m. k. gandhi [1869-1948]

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emozioni capitoline

Dopo un’estenuante “maratona schermistica” romana per i Campionati Italiani Master, la “carovana petrarchina” supera la barriera autostradale di Padova Sud alle 3.00 di domenica mattina. Una giornata ricca di eventi e di medaglie al collo degli stremati atleti bianconeri. Straordinari i risultati per i neofiti e conferme per i più “navigati” atleti di ormai storica appartenenza petrarchina. Ma in realtà le emozioni più belle sono arrivate, come sempre inaspettate, in situazioni non legate al risultato sportivo.
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Nell’ultimo match contro Pisa, decisivo per conquistare la seconda vittoria del girone, sto conducendo l’incontro con l’amico Di Ciolo. Ormai la pedana “sta finendo” e con quasi un piede fuori “decido” di eseguire l’azione che per anni mi ha fatto compagnia in tante competizioni:...”mezzo passo indietro, finta di uscita in tempo... e presa di ferro e botta”, lama della sciabola sul petto di Alessandro che accende la luce verde. La stanchezza ormai sta prendendo il sopravvento, ed un urlo quasi disumano esce come una liberazione. Il match va sul 4 a 1 e termina 5 a 1. Grande soddisfazione per la vittoria nel girone, ma maggiore è quella che segue: terminato l’assalto mi accorgo che ha osservato l’incontro il Maestro Chicca, grande atleta della Nazionale Azzurra di Sciabola degli anni ’60 e “mio” accompagnatore alle gare di Coppa del Mondo Under 20 negli anni ’80. Completamente sfinito, mi piego per raccogliere la seconda sciabola a fondo pedana ed incrocio il suo sguardo: “...quella si che è una presa di ferro, “oggi” non usano più farla; davvero una spettacolare presa di ferro e botta”.
Nella gara individuale, perso l’incontro di semifinale che mi impedisce di poter contendere il titolo tricolore nella finale per il primo e secondo posto, mi avvicino alla sacca delle armi.
Dopo aver lanciato la sciabola e gettato a terra la maschera con stizza, mi impegno a ricomporre tutto il materiale ormai non più necessario vista la sconfitta appena subita. Mentre sono chinato per riporre le armi nella sacca, una mano si appoggia alla mia spalla. Mi giro. Dietro di me un bambino del Club Scherma Roma (lo deduco dalla maglietta con lo scudetto della società), non più altro di un metro e venti che mi sorride: “...comunque, complimenti...!!”. Non ha sicuramente più di dieci anni, ma ha sicuramente percepito la delusione per la sconfitta appena ricevuta. Ancora ora non riesco a spiegare l’emozione che ho provato per il complimento ricevuto dal piccolo atleta capitolino: con una frase ha ripagato tutta la fatica consumata in un anno di allenamenti “contornati” da diversi “fastidiosi infortuni”, dando oltretutto maggior peso ad una Medaglia di Bronzo, sulla quale ad inizio stagione avrei messo la firma.
Ultima “emozione”, ma non meno importante c’è stata quando, alla fine della gara ho incrociato Sabrina e Teresa (rivelazioni Master della stagione agonistica appena trascorsa) che, dopo la doccia, in “abiti civili”, continuavano ad indossare la loro Medaglia di Bronzo vinta in mattinata.
Un’immagine che mi ha riportato indietro di trent’anni. Stessa cosa era successa al mio primo Gran Premio Giovanissimi di Roma. Il mio primo grande amico petrarchino, Sandro Turcato, aveva perso il titolo tricolore di un soffio con il foggiano Valerio Veccia. Terminata la gara Sandro ha fatto tutto il viaggio in treno, Roma-Padova, con la medaglia al collo e la coppa in mano. Un’immagine tenerissima quella di ieri che mi ha riportato alla memoria Sandrino, un grande amico purtroppo scomparso prematuramente.

news 01.2009
  • Novità nella pagina foto: on riferimento ai Campionati Italiani Master, ho inserito una nuova foto della premiazione, nella quale condivido il terzo posto del podio con l’amico Pippo Carlucci.